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domenica 28 giugno 2009
mercoledì 10 giugno 2009
giovedì 22 gennaio 2009
martedì 4 novembre 2008
Corriere della Sera > Motori > Nel 2020 i motori saranno solo elettrici «E l'auto non si dovrà più acquistare...»

Nel 2020 i motori saranno solo elettrici
«E l'auto non si dovrà più acquistare...»
Ricerca Ibm prefigura un utilizzo «a consumo» delle vetture
Disegnare scenari futuri. Il sogno di tutti, il lavoro di pochi. Come l'Institute for Business Value dell'Ibm che con la sua ricerca Automotive 2020: Clarity Beyond the Chaos cerca di fotografare cosa accadrà da qui al 2020. La parola chiave sarà rivoluzione, visto che nei prossimi 10 anni l'auto subirà più trasformazioni di quelle che ha avuto negli ultimi 50. Per esempio, tutti i nuovi modelli dal 2020 saranno ibridi, ovvero avranno a bordo almeno il sistema stop&start in grado di spegnere il motore ad ogni sosta, riavviandolo automaticamente alla pressione della frizione.
BATTERIE - A contendere alle ibride il ruolo da protagonista ci saranno le elettriche: grazie alle batterie al litio (al Salone di Parigi erano su molti concept) avranno autonomie superiori ai 150 km e anche l'ostacolo del loro costo elevato sarà completamente superato. Grazie alla scossa elettrica (compresa quella parziale dell'ibrido) si riuscirà a tagliare le emissioni di CO2 portandole ad una media di 97 g/km contro gli attuali 158 e in linea con l'obiettivo dei 95 proposto dall'Unione Europea proprio per il 2020. Niente da fare invece per l'idrogeno, l'orizzonte disegnato è troppo vicino: impossibile per quei giorni avere una rete di distributori in grado di rifornire milioni di auto.
ELETTRONICA - L'auto del futuro prossimo però non sarà solo verde ma intelligente e avrà tutti i sensi, proprio come un essere vivente. Alcuni come la vista (sensori ottici e telecamere) e il tatto (sensori di pioggia) li ha già, gli altri arriveranno: l'udito permetterà di ascoltare gli avvertimenti su potenziali pericoli dalle auto che precedono mentre l'olfatto entrerà in gioco con dei sensori in grado di riconoscere se il guidatore ha bevuto troppo, impedendo la partenza dell'auto. Ma quanto costerà tutto questo ai consumatori? «Le economie di scala legate ad una grande diffusione delle tecnologie su cui si basano questi cambiamenti, faranno si che l'impatto sul costo dell'auto sarà minimo », rassicura Augusto De Castro, Vice president industrial sector Ibm Italia. Anche perché l'auto non si acquisterà più e si andrà ad affermare una forma più flessibile: «Il vero costo sarà legato al servizio che i consumatori vorranno utilizzare. Sarà un evoluzione analoga a quella che oggi si osserva sulla telefonia mobile dove il cellulare, anche se sempre più ricco, è diventato una commodity ed il vero costo per l'utente (e business per il gestore) è legato alla tipologia di servizio utilizzato», continua De Castro. In altre parole: si pagherà l'auto per come e quanto si utilizzerà. Nulla di più. Fin qui lo scenario disegnato dai ricercatori, poi c'è il futuro reale che si scopre solo giorno dopo giorno. Per quello però non si può fare nulla, bisogna solo aspettare.
Alessandro Marchetti Tricamo
13 ottobre 2008
«E l'auto non si dovrà più acquistare...»
Ricerca Ibm prefigura un utilizzo «a consumo» delle vetture
Disegnare scenari futuri. Il sogno di tutti, il lavoro di pochi. Come l'Institute for Business Value dell'Ibm che con la sua ricerca Automotive 2020: Clarity Beyond the Chaos cerca di fotografare cosa accadrà da qui al 2020. La parola chiave sarà rivoluzione, visto che nei prossimi 10 anni l'auto subirà più trasformazioni di quelle che ha avuto negli ultimi 50. Per esempio, tutti i nuovi modelli dal 2020 saranno ibridi, ovvero avranno a bordo almeno il sistema stop&start in grado di spegnere il motore ad ogni sosta, riavviandolo automaticamente alla pressione della frizione.
BATTERIE - A contendere alle ibride il ruolo da protagonista ci saranno le elettriche: grazie alle batterie al litio (al Salone di Parigi erano su molti concept) avranno autonomie superiori ai 150 km e anche l'ostacolo del loro costo elevato sarà completamente superato. Grazie alla scossa elettrica (compresa quella parziale dell'ibrido) si riuscirà a tagliare le emissioni di CO2 portandole ad una media di 97 g/km contro gli attuali 158 e in linea con l'obiettivo dei 95 proposto dall'Unione Europea proprio per il 2020. Niente da fare invece per l'idrogeno, l'orizzonte disegnato è troppo vicino: impossibile per quei giorni avere una rete di distributori in grado di rifornire milioni di auto.
ELETTRONICA - L'auto del futuro prossimo però non sarà solo verde ma intelligente e avrà tutti i sensi, proprio come un essere vivente. Alcuni come la vista (sensori ottici e telecamere) e il tatto (sensori di pioggia) li ha già, gli altri arriveranno: l'udito permetterà di ascoltare gli avvertimenti su potenziali pericoli dalle auto che precedono mentre l'olfatto entrerà in gioco con dei sensori in grado di riconoscere se il guidatore ha bevuto troppo, impedendo la partenza dell'auto. Ma quanto costerà tutto questo ai consumatori? «Le economie di scala legate ad una grande diffusione delle tecnologie su cui si basano questi cambiamenti, faranno si che l'impatto sul costo dell'auto sarà minimo », rassicura Augusto De Castro, Vice president industrial sector Ibm Italia. Anche perché l'auto non si acquisterà più e si andrà ad affermare una forma più flessibile: «Il vero costo sarà legato al servizio che i consumatori vorranno utilizzare. Sarà un evoluzione analoga a quella che oggi si osserva sulla telefonia mobile dove il cellulare, anche se sempre più ricco, è diventato una commodity ed il vero costo per l'utente (e business per il gestore) è legato alla tipologia di servizio utilizzato», continua De Castro. In altre parole: si pagherà l'auto per come e quanto si utilizzerà. Nulla di più. Fin qui lo scenario disegnato dai ricercatori, poi c'è il futuro reale che si scopre solo giorno dopo giorno. Per quello però non si può fare nulla, bisogna solo aspettare.
Alessandro Marchetti Tricamo
13 ottobre 2008
lunedì 27 ottobre 2008
Quando si vuole cambiare qualcosa....

Un documento per rilanciare l'isola d'Ischia.
Aderisci anche tu.
Leggi il documento di proposta e sottoscrivilo indicando il tuo nome o quello dell'ente di appartenenza: verrai aggiunto alla lista dei promotori del’iniziativa.
Invia anche proposte e progetti e temi da discutere ed approfondire.
http://www.salvatorelauro.com/ischia/
Ischia, “l’Isola Verde” conosciuta nel mondo grazie allo charme derivante dal mito degli anni ’60, deve divenire “l’isola del Verde e del Benessere”.
Degli anni ’60 resta solo un bel ricordo, perché il mondo cambia, i consumatori diventano più esigenti e l’isola non è più competitiva. E’ necessario- come diceva Voltaire – “saper coltivare il proprio giardino”.
Sicuramente la nostra generazione non lo ha saputo fare del tutto; ma, di certo lo ha arricchito di tante strutture alberghiere alcune di prim’ordine, altre di genere molto dubbio che sanno far leva solo su un patrimonio di risorse naturali e uniche come le terme e le spiagge.
Per ricostruire “l’Isola del Verde e del Benessere”, noi isolani dobbiamo partire da una consapevolezza: il patrimonio ambientale, termale, paesaggistico e culturale di Ischia appartiene non solo agli isolani ma all’intera umanità.
Proprio perché ne siamo i custodi, il mondo ci guarda e ci giudica valutando la capacità di difendere, di gestire e di valorizzare questo grande patrimonio.
Ma come si fa, a valorizzare le risorse in un mondo globale sempre più competitivo?
E’ necessario un intervento vero, tempestivo e appassionato avendo una visione globale per fare sistema, collegando pubblico e privato per cambiare l’immagine dell’isola.
Certo è che gli imprenditori e gli amministratori non possono fare tutto da soli se non si stimola la partecipazione attiva dei cittadini, delle associazioni, del volontariato, delle imprese e dei clienti/turisti fruitori.
Oltre al rispetto del patrimonio attuale, è necessario incoraggiare e stimolare la creatività nel settore dello spettacolo, nella moda, nell’artigianato, nell’ enogastronomia, nello sport e nel turismo.
E’ necessario riconoscere le professionalità presenti, ma bisogna investire nella formazione, nell’innovazione e nella ricerca per far crescere nuove competenze.
Con l‘aiuto delle nuove tecnologie la nostra isola può e deve puntare all’avanguardia per quanto riguarda la tutela del paesaggio e l’accoglienza dei turisti intervenendo, ove necessario, anche con nuove infrastrutture fisiche.
Dobbiamo incoraggiare gli artisti a venire e promuovere i nostri paesaggi, mettendo anche a disposizione le nostre location per film e documentari.
Questa è “l’Isola del Verde e del Benessere” che ho in mente.
E che non è difficile realizzare. Ma è necessario partire dalla convinzione che dobbiamo, insieme, fermare il degrado, o meglio, arrestare la deriva nella quale ci muoviamo.
Per l'anno in corso, dicono gli scenari della Camera di Commercio, Ischia potrebbe pagare la crisi dei mercati finanziari, la crescita del prezzo del petrolio, e il rallentamento dell'economia tedesca, da sempre piazza privilegiata per il turismo straniero sull’isola.
La classe imprenditoriale soffre la scarsa cultura associativa; non sa mettere in rete i vari settori, in particolare quello trasportistico e della logistica.
La “Passione Isolana” dovrebbe diventare un valore da creare e rivendicare, sia per la classe politica, che per la classe imprenditoriale.
La società isolana, ritrovando la “Passione”, supererebbe così la perdurante fase di autocompiacimento forse erede di un glorioso passato, ma incapace di costruire un futuro di successo.
Allora, per muovere il cambiamento, Vi propongo di completare il mio manifesto, provando a scrivere assieme sul blog i comparti economici, le attività sociali, rispetto ai quali con uno sforzo professionale di continuità e programmazione, possiamo affrancare la nostra Isola dalla deriva e restituirle il ruolo di “Isola del Verde e del Benessere”.
Mare, Porti turistici, Territorio, Viabilità, Traffico e Ambiente, Giardini, Impresa e cultura, Musei, Musica, Nuove Tecnologie, Paesaggio, Promozione della cultura all’estero, Stile Isolano, Eventi, Cinema, Televisione e Mass Media, Sport, aree di fiscalita’ agevolate.
Sono certo che ce ne sono altri. Tanti altri “asset” si dice in gergo economico, sui quali adottare strategie di sviluppo, perché i beni ambientali, termali, paesaggisti e culturali necessitano di continua manutenzione e tutela.
Uniti per nutrire una visione d’insieme strategica, anche facendo ricorso a riforme, come l’unificazione amministrativa attraverso la riduzione, nel tempo, dei municipi e la costituzione di un unico comune isolano.
Vi rendete conto quanto di lavoro possibile, alla nostra portata, c’è da fare?
Dobbiamo farlo. Ce la possiamo fare e chi crede in tutto ciò partecipi alla stesura del manifesto, aderisca alla nostra iniziativa.
Per inviare proposte e progetti coerenti con il manifesto e temi da approfondire, entra nel mio blog.
On. Salvatore Lauro
Presidente Arcipelago Campano
www.salvatorelauro.com
Skype lauro.it
salvatorelauro@hotmail.com
salvatorelauro@ischia.it
venerdì 12 settembre 2008
Retrofit: il ricorso alla UE

Venerdì della scorsa settimana è partita la prima lettera all'indirizzo del commissario della comunità europea contro la posizione dominante delle case automobilistiche che negano la trasformazione di auto tradizionali in auto elettriche configurandosi in tal modo una posizione dominante da parte di gruppi industriali automotive. Contemporaneamente il ricorso si rivolge anche allo stato italiano che, unico al mondo, nega la possibilità del retrofit/conversione elettrica. La lettera è stata preparata e inviata dall'ingegner Silvano Robur che tutti voi già conoscete per i suoi interventi nel nostro Blog MondoElettrico.
Qui il testo della lettera e lo stralcio normativo. Chi vuole può inviare il ricorso (e lo stralcio, mi raccomando!) al commissario europeo.
I due documenti si possono trovare qui:
1- RICORSO
2- STRALCIO
Importante: chiediamo a tutti coloro che aderiranno all'iniziativa di comunicarci in forma anonima o nominativa ( qui mail ) dell'avvenuta spedizione in maniera tale da tener conto del numero e fare le opportune valutazioni in futuro.
In bocca al lupo.
-----------------------------------------------------------------------------------
At European Commission,
European Commisioner For Competition
Neelie Kroes
B – 1049 Brusseles
BELGIUM
Lettera Raccomandata A.R.
Oggetto : Ricorso contro lo Stato Italiano per ostacolo normativo alla libera concorrenza.
Preg.mo Sig. Commissario,
nel voler convertire un autoveicolo a combustione interna in autoveicolo elettrico non inquinante la normativa italiana disciplina tale trasformazione al rilascio di un nullaosta da parte della casa costruttrice del veicolo stesso.
Tale previsione, contenuta nell'articolo 236, comma secondo, D.P.R. 495/1992, reca testualmente l'obbligo di chiedere il nullaosta alla casa costruttrice per chiunque voglia modificare un veicolo da combustione interna, di concezione antiquata ed inquinante, a veicolo con motore elettrico, di concezione moderna, ad emissione zero.
L'assunto normativo reca in sé una grave discriminazione per posizione dominante prodotta dalle case automobilistiche a danno della libera iniziativa economica di chi volesse procedere liberamente alla conversione di auto mediante l'utilizzo di componentistica omologata per la realizzazione di un veicolo non inquinante.
Infatti tale assunto non si applica, stranamente, a chi volesse trasformare l'alimentazione della vettura a combustione interna, ad esempio, installando un impianto di alimentazione a metano o GPL.
Basta un diniego della casa costruttrice affinché la conversione non possa avvenire.
Di fatto questo impedimento normativo esiste solo in Italia : in nessun paese europea esiste una normativa che difende la posizione dominante delle case automobilistiche conferendo loro un potere di veto sulla richiesta di trasformazione dell’auto limitando le potenzialità di sviluppo del mercato.
Ma vi è di più.
La lodevole iniziativa, qualora venisse accolta, permetterebbe di convertire a prezzi ragionevoli vecchie automobili dalla carrozzeria ancora integra in veicoli elettrici ad emissione nulla con batteria al litio dalle notevoli caratteristiche tecniche capaci di infondere valori in velocità ed autonomie paragonabili ai modelli tradizionali.
Ciò riportato in costituita premessa,
si chiede
all'Ill.mo Sig. Commissario, nel voler raccogliere il presente reclamo :
- di condannare lo Stato Italiano per l’assunzione di tale pratica.
- nell’abrogare l'art.236 del D.P.R. 495/1992, od in alternativa, di voler far prescrivere la libera trasformazione di veicoli endotermici in veicoli elettrici senza alcuna formalità ostativa, esattamente con le stesse procedure esistenti nella normativa italiana per l'installazione di un impianto a metano o GPL.
Allegati : stralcio normativo.
--------------------------------------------------------------------
Modifica delle caratteristiche costruttive dei veicoli in circolazione e aggiornamento della carta di circolazione.
(art.236, D.P.R. 495/1992)
1. Ogni modifica alle caratteristiche costruttive o funzionali, tra quelle indicate nell’appendice V al presente titolo ed individuate con decreto del Ministero dei trasporti e della navigazione - Direzione generale della M.C.T.C., o che determini la trasformazione o la sostituzione del telaio, comporta la visita e prova del veicolo interessato presso l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente in relazione alla sede della ditta che ha proceduto alla modifica. Quando quest’ultima è effettuata da più ditte, senza che per ogni stadio dei lavori eseguiti venga richiesto il rilascio di un certificato di approvazione, l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente per la visita e prova è quello nel cui territorio di competenza ha sede la ditta che ha operato l’ultimo intervento in materia. In tale caso la certificazione dei lavori deve essere costituita dal complesso di tutte le certificazioni, ciascuna redatta dalla ditta di volta in volta interessata dai diversi stadi, con firma del legale rappresentante autenticata nei modi di legge.
2. Ogni modifica riguardante uno dei seguenti elementi:
a) la massa complessiva massima;
b) la massa massima rimorchiabile;
c) le masse massime sugli assi;
d) il numero di assi;
e) gli interassi;
I) le carreggiate;
g) gli sbalzi;
h) il telaio anche se realizzato con una struttura portante o equivalente;
i) l’impianto frenante o i suoi elementi costitutivi;
l) la potenza massima del motore;
m) il collegamento del motore alla struttura del veicolo
è subordinata al rilascio, da parte della cosa costruttrice del veicolo, di apposito nulla osta, salvo diverse o ulteriori prescrizioni della casa stessa. Qualora tale rilascio non avvenga per motivi diversi da quelli di ordine tecnico concernenti la possibilità di esecuzione della modifica, il nulla osta può essere sostituito da una relazione tecnica, firmata da persona a ciò abilitata, che attesti la possibilità d’esecuzione della modifica in questione. In tale caso deve essere eseguita una visita e prova presso l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente in base alla sede della ditta esecutrice dei lavori, al fine di accertare quanto attestato dalla relazione predetta, prima che venga eseguita la modifica richiesta.
3. L’aggiornamento dei dati interessati dalla modifica viene eseguito dall’ufficio provinciale della Direzione generale della M,C,T.C. cui sia esibito il certificato d’approvazione definitivo della modifica eseguita, oppure dall’ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. che ha proceduto all’ultima visita e prova con esito favorevole, Tale aggiornamento ha luogo mediante l’emissione di un duplicato della carta di circolazione, i cui dati vanno variati o integrati conseguentemente alla modifica approvata.
4. La Direzione generale della M.C.T.C. definisce le competenze dei propri uffici periferici, tenuto anche conto della necessità di distribuzione dei carichi di lavoro e delle possibilità operative degli uffici stessi, nonché delle particolari collocazioni territoriali delle ditte costruttrici o trasformatrici.
domenica 10 agosto 2008
Energia nucleare - Il dossier: il nucleare non serve all’Italia
Greenpeace, Legambiente, WWF
martedì 17 giugno 2008
OpinioniEnergia nucleare - Il dossier:
il nucleare non serve all’Italia
È sottotitolato “Tutte le verità sulle menzogne dei fautori dell’atomo”
il dossier preparato congiuntamente dalle tre principali associazioni ambientaliste contro l’annunciato programma energetico del governo basato sull’uso del nucleare e condiviso, tra gli altri, da Carlo Bernardini. Riportiamo qui sotto una sintesi dell’intero documento presentato il 29 maggio scorso da Greenpeace, Legambiente e WWF. Per una critica, decisa ma costruttiva, riportiamo in un'altra pagina l’opinione di un autorevole economista di fede ambientalista.Il nucleare non è la risposta ai cambiamenti climaticiÈ impossibile, dicono le tre associazioni, che il nucleare possa avere una forte diffusione a livello mondiale “per un problema di costi, per una evidente limitatezza della risorsa uranio, per la prospettiva che aprirebbe in termini di insicurezza globale”. Il dossier continua con dei dati esemplificativi: “Se si avesse come obiettivo il raddoppio delle centrali nucleari entro il 2030 (…)
l’effetto sulle emissioni globali sarebbe solo del 5%, occorrerebbe aprire una nuova centrale ogni due settimane” e i costi da affrontare sarebbero tra 1000 e 2000 miliardi di euro. In più la produzione di energia nucleare sarebbe solo “apparentemente esente da emissioni di CO2”, per quanto emesso in fase di costruzione delle centrali ed estrazione e trattamento iniziale e finale del materiale fissile. In più, essendo gli impianti nucleari lontani dalle metropoli, il calore in eccesso prodotto non potrebbe essere utilizzato per il teleriscaldamento e andrebbe sprecato.Atomo contro fonti rinnovabiliGreenpeace, Legambiente e WWF affermano che se venisse data la priorità al nucleare, “dovremmo dire addio agli obiettivi di diffusione delle fonti rinnovabili, innovazione tecnologica ed efficienza energetica”, in quanto “i due investimenti sono semplicemente alternativi e impossibili da portare avanti in parallelo”. Inoltre “si spinge uno scenario in cui non è contemplata la riduzione dei consumi”. Si uscirebbe dall’Europa nel senso che non si rispetterebbe l’obiettivo comunitario fissato per il 2020: emissioni di CO2 ridotte del 30%, 20% di energia ricavata da fonti rinnovabili, efficienza energetica migliorata del 20%. Anche perché, dice il dossier, “la prima centrale entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni”.Un’opzione costosissima“Tutti gli studi internazionali – recita il dossier – mostrano come l’energia nucleare sia la fonte energetica più costosa e meno competitiva”.
Per questo perfino l’Aiea, l’Agenzia internazionale perl’energia atomica, prevedrebbe una riduzione del peso dell’energia atomica sulla produzione elettrica mondiale nei prossimi anni. Un declino dovuto agli elevati costi reali del nucleare, nei quali, si sostiene, si considera solo il prezzo al kWh prodotto, dimenticandosi dei costi successivi di dismissione delle centrali e trattamento delle scorie radioattive. E le poche centrali effettivamente realizzate hanno potuto sfruttare notevoli aiuti esterni: “Nei paesi OCSE il nucleare da fissione ha usufruito del 46% degli investimenti in ricerca e sviluppo, quello da fusione del 12%, mentre alle rinnovabili è stato destinato solo l’11% del totale”. E il nucleare in alcuni Paesi sarebbe rilanciato solo grazie a forzature del libero mercato, come negli Usa dove “sono previsti 8 miliardi di dollari di aiuti alle imprese per aumentare solo del 3% le forniture elettriche nazionali”.E l’Italia? “Servirebbero tra 30 e 50 miliardi di euro (…) con guadagni per le aziende a partire dal 2030 a fronte di mostruosi investimenti pubblici che verrebbero tolti allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, senza alcuna garanzia di riduzione delle bollette dei cittadini.La quarta generazione non è più sicura della terza Per Greenpeace, Legambiente e WWF, non esiste alcuna possibilità di iniziare oggi a costruire centrali di nuova generazione che presentino minori rischi di incidenti: “Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a oltre 22 anni dal terribile incidente di Chernobyl, non esistono le garanzie per l’eliminazione del rischio nucleare e conseguente contaminazione radioattiva”. E lo stesso discorso varrebbe per le scorie: “Non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decommissioning. Le circa 250.000 tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino a oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi”. Senza contare, aggiunge il dossier, i rischi legati al terrorismo e al possibile uso del plutonio per realizzare testate nucleari.
Non c’è abbastanza uranio Con i ritmi di consumo attuale, in base alle stime del World Energhy Council sull’estrazione “a costi calcolabili”, l’uranio necessario alle centrali si esaurirebbe nel giro di 40-50 anni. Quindi, se si adottasse l’opzione nucleare, “un Paese come il nostro (…) metterebbe in campo ingentissime risorse, in gran parte pubbliche, per una tecnologia che usa una fonte naturale in via di esaurimento”.Meglio alternativa che atomica“Uno scenario senza nucleare”, concludono le tre associazioni ambientaliste, “è ben più desiderabile per l’Italia. Scegliamo di intraprendere la strada scelta dall’Unione Europea, rendiamo possibile lo sviluppo di tutte le fonti rinnovabili per arrivare a soddisfare almeno il 20% del fabbisogno energetico, promuoviamo un modello di generazione energetica distribuito che migliori l’efficienza del sistema e riduciamo veramente le emissioni di CO2 al 2020. Uno scenario a portata di mano che permette di costruire un tessuto di imprese innovative, di realizzare migliaia di nuovi posti di lavoro nella ricerca e sviluppo, di avere città più moderne e pulite”.
martedì 17 giugno 2008
OpinioniEnergia nucleare - Il dossier:
il nucleare non serve all’Italia
È sottotitolato “Tutte le verità sulle menzogne dei fautori dell’atomo”
il dossier preparato congiuntamente dalle tre principali associazioni ambientaliste contro l’annunciato programma energetico del governo basato sull’uso del nucleare e condiviso, tra gli altri, da Carlo Bernardini. Riportiamo qui sotto una sintesi dell’intero documento presentato il 29 maggio scorso da Greenpeace, Legambiente e WWF. Per una critica, decisa ma costruttiva, riportiamo in un'altra pagina l’opinione di un autorevole economista di fede ambientalista.Il nucleare non è la risposta ai cambiamenti climaticiÈ impossibile, dicono le tre associazioni, che il nucleare possa avere una forte diffusione a livello mondiale “per un problema di costi, per una evidente limitatezza della risorsa uranio, per la prospettiva che aprirebbe in termini di insicurezza globale”. Il dossier continua con dei dati esemplificativi: “Se si avesse come obiettivo il raddoppio delle centrali nucleari entro il 2030 (…)
l’effetto sulle emissioni globali sarebbe solo del 5%, occorrerebbe aprire una nuova centrale ogni due settimane” e i costi da affrontare sarebbero tra 1000 e 2000 miliardi di euro. In più la produzione di energia nucleare sarebbe solo “apparentemente esente da emissioni di CO2”, per quanto emesso in fase di costruzione delle centrali ed estrazione e trattamento iniziale e finale del materiale fissile. In più, essendo gli impianti nucleari lontani dalle metropoli, il calore in eccesso prodotto non potrebbe essere utilizzato per il teleriscaldamento e andrebbe sprecato.Atomo contro fonti rinnovabiliGreenpeace, Legambiente e WWF affermano che se venisse data la priorità al nucleare, “dovremmo dire addio agli obiettivi di diffusione delle fonti rinnovabili, innovazione tecnologica ed efficienza energetica”, in quanto “i due investimenti sono semplicemente alternativi e impossibili da portare avanti in parallelo”. Inoltre “si spinge uno scenario in cui non è contemplata la riduzione dei consumi”. Si uscirebbe dall’Europa nel senso che non si rispetterebbe l’obiettivo comunitario fissato per il 2020: emissioni di CO2 ridotte del 30%, 20% di energia ricavata da fonti rinnovabili, efficienza energetica migliorata del 20%. Anche perché, dice il dossier, “la prima centrale entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni”.Un’opzione costosissima“Tutti gli studi internazionali – recita il dossier – mostrano come l’energia nucleare sia la fonte energetica più costosa e meno competitiva”.
Per questo perfino l’Aiea, l’Agenzia internazionale perl’energia atomica, prevedrebbe una riduzione del peso dell’energia atomica sulla produzione elettrica mondiale nei prossimi anni. Un declino dovuto agli elevati costi reali del nucleare, nei quali, si sostiene, si considera solo il prezzo al kWh prodotto, dimenticandosi dei costi successivi di dismissione delle centrali e trattamento delle scorie radioattive. E le poche centrali effettivamente realizzate hanno potuto sfruttare notevoli aiuti esterni: “Nei paesi OCSE il nucleare da fissione ha usufruito del 46% degli investimenti in ricerca e sviluppo, quello da fusione del 12%, mentre alle rinnovabili è stato destinato solo l’11% del totale”. E il nucleare in alcuni Paesi sarebbe rilanciato solo grazie a forzature del libero mercato, come negli Usa dove “sono previsti 8 miliardi di dollari di aiuti alle imprese per aumentare solo del 3% le forniture elettriche nazionali”.E l’Italia? “Servirebbero tra 30 e 50 miliardi di euro (…) con guadagni per le aziende a partire dal 2030 a fronte di mostruosi investimenti pubblici che verrebbero tolti allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, senza alcuna garanzia di riduzione delle bollette dei cittadini.La quarta generazione non è più sicura della terza Per Greenpeace, Legambiente e WWF, non esiste alcuna possibilità di iniziare oggi a costruire centrali di nuova generazione che presentino minori rischi di incidenti: “Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a oltre 22 anni dal terribile incidente di Chernobyl, non esistono le garanzie per l’eliminazione del rischio nucleare e conseguente contaminazione radioattiva”. E lo stesso discorso varrebbe per le scorie: “Non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decommissioning. Le circa 250.000 tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino a oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi”. Senza contare, aggiunge il dossier, i rischi legati al terrorismo e al possibile uso del plutonio per realizzare testate nucleari.
Non c’è abbastanza uranio Con i ritmi di consumo attuale, in base alle stime del World Energhy Council sull’estrazione “a costi calcolabili”, l’uranio necessario alle centrali si esaurirebbe nel giro di 40-50 anni. Quindi, se si adottasse l’opzione nucleare, “un Paese come il nostro (…) metterebbe in campo ingentissime risorse, in gran parte pubbliche, per una tecnologia che usa una fonte naturale in via di esaurimento”.Meglio alternativa che atomica“Uno scenario senza nucleare”, concludono le tre associazioni ambientaliste, “è ben più desiderabile per l’Italia. Scegliamo di intraprendere la strada scelta dall’Unione Europea, rendiamo possibile lo sviluppo di tutte le fonti rinnovabili per arrivare a soddisfare almeno il 20% del fabbisogno energetico, promuoviamo un modello di generazione energetica distribuito che migliori l’efficienza del sistema e riduciamo veramente le emissioni di CO2 al 2020. Uno scenario a portata di mano che permette di costruire un tessuto di imprese innovative, di realizzare migliaia di nuovi posti di lavoro nella ricerca e sviluppo, di avere città più moderne e pulite”.
domenica 13 luglio 2008
DOPO LA CITY, LA OX

La norvegese Th!ink, che produce già la piccola elettrica City, della quale circolano in Scandinavia oltre 1000 esemplari, ora punta sul prototipo Ox (nelle foto), che ha una nuova piattaforma e una struttura a gabbia che permette di ricavare su un'unica base sia la monovolume con cinque porte e cinque posti (ideale per il servizio taxi) sia la coupé.
Tutte le versioni sono progettate per soddisfare le normative americane, asiatiche ed europee. Non è stato ancora deciso quando inizierà la produzione in serie e quali saranno i prezzi. Si può però ipotizzare che, come avviene in alcuni Paesi con la piccola City, la vettura non sarà in vendita bensì disponibile a noleggio.
Attualmente, il canone per la City è di circa 200 euro al mese e include la manutenzione e, in qualche nazione, anche l'energia elettrica e l'assicurazione. La Th!nk si prende cura per tutto il periodo di noleggio della cura delle batterie, compresa l'eventuale sostituzione se si manifestassero problemi di invecchiamento che ne riducessero troppo le prestazioni.
Anche per la Ox sono previsti due diversi tipi di batteria: le collaudate Zebra al sodio (prodotte dalla svizzera Mes-Dea) per chi privilegia l'autonomia e fa un uso quotidiano dell'auto; gli accumulatori al litio, quelli che prenderanno il sopravvento nei prossimi anni, per chi è più orientato alle prestazioni.
In entrambi i casi, le batterie sono alloggiate in due compartimenti al centro del pianale, posizione che non toglie spazio all'abitacolo e al bagagliaio e che risulta riparata in caso di incidente; inoltre questa soluzione abbassa il baricentro dell'auto, migliorando tenuta di strada e stabilità. La cinque porte è lunga 4,12 metri e larga 1,81. Il motore ha una potenza continuativa di 60 kW (con punte di 100 kW per brevi periodi) che consente una velocità limitata a 135 km/h e autonomia massima di 200 km con circa 350 kg di batterie. Per passare da 0 a 100 km/h occorrono 8,5 secondi, un tempo senz'altro interessante.
Giappone: veicoli elettrici ricaricati con le rinnovabili
Mitsubishi Corp e il Tokyo Institute of Technology hanno annunciato che collaboreranno allo sviluppo di sistemi di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici con fonti di energia pulita
Ricaricare i veicoli elettrici tramite infrastrutture alimentati dal sole o dal vento. L’idea arriva da Mitsubishi Corp. e dal TIT, il Tokyo Institute of Technology, che tramite un accordo di collaborazione, lavoreranno insieme per mettere a punto un sistema di distributori per auto elettriche in grado di ridurre il carico ambientale totale, dalla fase di produzione energetica a quella della guida. I distributori in questione andranno a costituire una rete di infrastrutture su tutto il territorio giapponese, saranno alimentati solamente tramite energia rinnovabili e dotati di un sistema di tariffazione. Per la sperimentazione saranno installati nell’Ohokayama Campus moduli fotovoltaici, un generatore solare termico, un sistema di ricezione per l’energia generata da un impianto eolico ed un sistema di controllo. Prendono parte alla rete di distributori anche i Campus Suzukakedai e Tamachi, tramite alcune postazioni di ricarica. A essere alimentata sarà la piccola flotta di “i-MiEV” della Mitsubishi Motors Corp. che girerà tra i Campus. Inoltre sarà costruita una casa con un’alimentazione per auto per testare le differenze di costi tra alimentazione casalinga e alimentazione in rete di distribuzione. L’esperimento partito questo primo luglio, si concluderà il 31 marzo 2010. Attualmente sono ancora in fase di studio i sistemi di stoccaggio sia per la conservazione sia per la resa in disponibilità notturna a più basso costo, e per ciò che riguarda la disponibilità di energia eolica un sistema di doppia tariffazione.
Ricaricare i veicoli elettrici tramite infrastrutture alimentati dal sole o dal vento. L’idea arriva da Mitsubishi Corp. e dal TIT, il Tokyo Institute of Technology, che tramite un accordo di collaborazione, lavoreranno insieme per mettere a punto un sistema di distributori per auto elettriche in grado di ridurre il carico ambientale totale, dalla fase di produzione energetica a quella della guida. I distributori in questione andranno a costituire una rete di infrastrutture su tutto il territorio giapponese, saranno alimentati solamente tramite energia rinnovabili e dotati di un sistema di tariffazione. Per la sperimentazione saranno installati nell’Ohokayama Campus moduli fotovoltaici, un generatore solare termico, un sistema di ricezione per l’energia generata da un impianto eolico ed un sistema di controllo. Prendono parte alla rete di distributori anche i Campus Suzukakedai e Tamachi, tramite alcune postazioni di ricarica. A essere alimentata sarà la piccola flotta di “i-MiEV” della Mitsubishi Motors Corp. che girerà tra i Campus. Inoltre sarà costruita una casa con un’alimentazione per auto per testare le differenze di costi tra alimentazione casalinga e alimentazione in rete di distribuzione. L’esperimento partito questo primo luglio, si concluderà il 31 marzo 2010. Attualmente sono ancora in fase di studio i sistemi di stoccaggio sia per la conservazione sia per la resa in disponibilità notturna a più basso costo, e per ciò che riguarda la disponibilità di energia eolica un sistema di doppia tariffazione.
Auto elettriche alimentate a energie rinnovabili

Le due parole magiche del futuro senza petrolio: auto elettrica e energia rinnovabile. E la Mitsubishi Corp. e il T.I.T., Tokyo Institute of Technology, hanno annunciato che collaboreranno allo sviluppo di sistemi di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici con fonti rinnovabili di energia. Insomma, stanno studiando dei distributori di energia che siano alimentati dal vento o dal sole. La cosa però all’apparenza sembra facile, ma nasconde diversi punti complessi.
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Questa sorta di distributori di energia che andranno a costituire una rete di infrastrutture su tutto il Giappone, useranno come fonti sia la luce sia il calore del sole, sia il vento e che alimenteranno, appunto, la neo rete di distribuzione per veicoli.
E nella sperimentazione è incluso proprio tra gli altri, il Campus del Tokyo Institute of Technology a Ohokayama dove saranno installati pannelli fotovoltaici solari e un sistema per la generazione di energia eolica. La distribuzione non sarà gratuita ma vi saranno delle tariffe da pagare per l’energia prelevata. Prendono parte alla rete di distributori anche i Campus Suzukakedai e Tamachi. A essere alimentata sarà la piccola flotta di “i-MiEV” della Mitsubishi Motors Corp. che girerà tra i Campus.
Per completare la sperimentazione nel Campus di Tagasako, invece, sarà costruita una casa con un alimentazione per auto per capire le differenze di costi tra alimentazione casalinga e alimentazione in rete di distribuzione. Se l’energia solare è ovviamente legata al ciclo giorno/notte e dunque si stanno studiando i sistemi di stoccaggio sia per la conservazione sia per la resa in disponibilità notturna a più basso costo, per quanto riguarda la disponibilità di energia eolica sappiamo che non può essere costante e che non si può stabilire a priori il volume di entrata, così, la Mitsubishi e Tokyo Institute of Technology stanno sviluppando un sistema di doppia tariffazione che parte solo se l’energia distribuita è quella eolica.
L’esperimento partito lo scorso 1 luglio, si concluderà il 31 marzo 2010, come parte del più ampio progetto Advanced Energy Management (AEM), promosso dall’ Istituto di ricerca del Tokyo Institute of Technology e sostenuto da GS Yuasa Power Supply Home Eyeful Ltd, una consociata di casa Tostem Institute Co. Ltd che parteciperà alla ricerca sull’alimentazione casalinga.
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